Trekking marino da Salerno a Positano. Il Patrimonio Unesco visto da mare

14 Luglio 2016 at 19:29
La Costiera vista a bordo di un traghetto

La Costiera vista a bordo di un traghetto

Il settimo itinerario propone una originale passeggiata a bordo di un traghetto, e poi un percorso a piedi una volta sbarcati a Positano. Così si capirà anche meglio il detto: “Un piede in barca e l’altro nella vigna”. 

La locandina della settima escursione

La locandina della settima escursione

Avete mai fatto “Trekking marino”? E poi in Costiera amalfitana, dove a seconda di come la guardi (dall’alto di una montagna, a bordo di uno scooter, di un pullman, a piedi o in bici, su una barca) dona sempre visioni diverse? Il settimo itinerario di “Passeggi segreti 2016”, organizzato ed ideato da Gioacchino Di Martino con il Club per l’Unesco di Amalfi, il Centro di Cultura e Storia Amalfitana, la sezione Cai di Cava de’Tirreni e le associazioni La Feluca e “Amici di Maiori”, stravolge un po’ i soliti “percorsi” e ci conduce per mare, a bordo di un traghetto.

Si parte sabato 16 luglio alle ore 8,40 da Piazza della Concordia a Salerno e si ritorna da Positano alle 17,10. Lo scopo è quello di far conoscere altri aspetti della Costa d’Amalfi, con le sue insenature, spiaggette, scogli che raccontano “storie” ed avventure. La Costiera vista da mare ha tutto un altro fascino. Dove si può comprendere anche meglio il rapporto con la montagna e i villaggi che si aggrappano lungo le pendici.

E così il percorso marino parte da Piazza della Concordia di Salerno. La prima “tappa” è a S.Teresa, la spiaggia di Vietri sul mare con i “due fratelli”: si apre qui lo scenario incredibile di una costa rocciosa unica. Le falesie inaccessibili e i costoni verdeggianti sono spezzati qua e là da piccole spiagge, in qualche caso raggiungibili solo dal mare ma nella quasi totalità collegate alla soprastante SS.163 da vertiginose scalinate un tempo percorse da contadini e pescatori.

Baia, Crestarella, Lucertola, Acqua del fico, Lannio, Collata, Sovarano, Cauco, sono i nomi di alcune dei minuscoli arenili che si incontreranno lungo il tragitto a partire da Vietri sul Mare.

Sullo stesso mare nella cornice verde costituita da macchia mediterranea, lecceta e pineta emergono, qua e là, le linee dei muri a secco che sorreggono le terrazze profumate di limoni, come ad esempio a Cetara.

Poco dopo si incrocia la prima torre del territorio di Maiori, quella detta del “Tummolo” o “Tumolo” a ricordare che su quello sperone di roccia, che delimita il lato occidentale della spiaggia avvenivano le sepolture del piccolo insediamento di Erchie, il cui nome la leggenda vuole risalga alla presenza di un tempio dedicato ad Ercole.

Superato il faro di Capodorso con la bella e solitaria palazzina (un tempo ospitava l’addetto al faro con eventuale famiglia al seguito), si affronta un’ampia distesa di mare dirigendoci, sempre seguendo da vicino la scogliera, verso Maiori.

A poca distanza si apre un ‘altra piccola baia detta della “Badia” perché dominata dall’alto dall’antico ed affascinante insediamento eremitico di  Santa Maria de’ Olearia. Basta alzare lo sguardo e vedere come si erge la sagoma maestosa della Torre Lama del Cane. Risalente anch’essa con il nome originario di torre del “Capo dell’Amo del Cane” all’ epoca vicereale, la struttura ancora sostanzialmente solida nonostante il secolare abbandono, costituisce uno degli anelli di quella catena difensiva che nel corso del XVI° secolo fu edificata per difendere il commercio marittimo dalle incursioni saracene, nell’ambito di una impressionante impresa di fortificazione costiera –il cd.”torreggiamento”.

La Costiera amalfitana e il suo mare

La Costiera amalfitana e il suo mare

Più in basso la presenza dei resti di un’antica calcara giustifica il nome di un vicino sperone roccioso chiamato“ calcarelle”. La posizione di questo forno per la calce, di cui ancora oggi molti ed affascinanti esempi disseminano la costiera, è davvero singolare: poche decine di metri lo separano dal mare mentre a più o meno uguale distanza si trovano le propaggini di un fitto bosco di leccio.

Ancora pochi minuti di cammino per scorgere in fondo ad un’insenatura un altro degli approdi che connotano il litorale da Salerno a Maiori.

Bella praja, Bellagaja o Bellavaia merita davvero il suo nome, anche, se al di fuori dell’ambito locale, il sito viene individuato come “spiaggia del Cavallo morto” derivante con ogni probabilità dall’abitudine ormai lontana e non si sa quanto praticata, di far cadere giù per l’altissimo dirupo che precipita sulla spiaggia i cavalli o gli asini non più utili al servizio di un padrone certamente spietato. Alzando di nuovo lo sguardo la strada statale con i piccoli e grandi giocattoli a ruote che la percorrono sembra (ma in realtà è) sospesa sull’abisso, raddolcito dalle vicine orditure di imponenti terrazzamenti sui quali verdeggiano( in un clima particolarmente favorevole) agrumeti e vigneti.

Capo Sant’Angelo, scoglio de l’ommo , spiaggia di Salecerchia, Baiaverde, superando una dopo l’altra calette e quinte rocciose di inattesa bellezza, raggiungiamo un’ampia grotta.

Chiamata comunemente Grottapantone (italianizzata in Pandora) più anticamente (cfr. Cerasuoli-…) la cavità prendeva il nome di Grotta dei rondoni per la presenza e la nidificazione di questa , per certi aspetti misteriosa, specie di uccelli.

Poche centinaia di metri e si raggiunge, guidati dal caratteristico odore, una piccola grotta nella quale sgorga una vena perenne di acqua sulfurea. Considerata medicamentosa e curativa l’acqua sulfurea di Maiori viene utilizzata ancora oggi sia per preparare bevande con l’aggiunta di succo di limone sia per aspersioni ritenute benefiche per ogni tipo di affezione cutanea. Fino a qualche decennio fa,. veniva anche offerta per poche lire al bicchiere in un chioschetto al centro del paese, dove veniva conservata al fresco in caratteristici recipienti di terracotta, le “mummare”.

Superate le vicine secche, si arriva sotto la grigia mole di una grande torre costiera. Con l’originario nome di Torre dell’Angolo, più comunemente conosciuta come Torre Normanna, l’imponente struttura ha resistito per secoli agli assalti della natura e dell’uomo continuando a dominare severa il mare che lambisce e talvolta morde furioso le sue radici di roccia. Tra quelle edificate in Costiera amalfitana nel periodo vicereale, la Torre Normanna è la più grande in assoluto ( è l’unica a 5 troniere), presentandosi piuttosto come una discreta fortezza, ed una delle meglio conservate nonostante le trasformazioni subite negli ultimi tempi. Raffigurata in mille dipinti, ripresa in cartoline ed innumerevoli fotografie, costituisce tuttora il simbolo della costa di Maiori.

Dopo la spiaggia di Maiori, la più grande della Costiera, la costa si dispiega con i suoi piccoli centri incastonati nella roccia o distesi lungo le valli percorse dai torrenti. Minori, Atrani, in alto Ravello e Scala, annunciano la regina dei mari: Amalfi la cui baia si apre radiosa davanti a noi.

Superata Marina grande e l’imboccatura del porto, minuscoli arenili: Duoglio, Santa Croce, La Vite, ognuna con la sua scalinatella longa longa di accesso alle quote superiori, interrompono lo scenario di roccia che precipita in mare offrendo riparo e ristoro a naviganti e bagnanti.

Pochi minuti e incombe il promontorio di Capo di Conca sul quale si erge maestosa la Torre vicereale, proprietà comunale che ospita frequentemente manifestazioni legate alle vita del mare. Grotta dello Smeraldo, Fiordo di Furore, Marina di Praia, la torre Asciola, la Gavitella, Arienzo, sono le perle che sgrana il battello ansioso di entrare nella baia di Positano, la meta, dove, attraccando al molo nei pressi del Covo dei Saraceni, termina questo “viaggio” sopra i mari.

Un piede in barca e l’altro nella vigna” la descrizione tradizionale dello stile di vita degli antenati della repubblica, si attaglia perfettamente allo scopo di questa particolare escursione.

Positano vista da Montepertuso

Positano vista da Montepertuso

Lasciato infatti il traghetto, con una navetta si raggiungerà Nocelle, una delle due frazioni montane di Positano, nella cui piccola piazza ci si fermerà per un momento di ristoro prima di intraprendere la via del rientro. Sembra incredibile ma fino a qualche anno fa, nonostante l’appartenenza ad una celebrata stazione balneare, le comunità di Montepertuso e Nocelle praticavano soprattutto attività agricole e boschive. Ancora oggi, ad onta dell’aumento del flusso turistico, le antiche abitudini legate alla vita rurale non sono affatto scomparse e questi montanari di mare continuano a coltivare le loro terrazze panoramiche. Nella piccola piazza di Nocelle ci si ferma per un momento di ristoro prima di intraprendere il cammino per Montepertuso

Un tempo la via che univa i due piccoli borghi era esclusivamente pedonale, un sentiero di grande bellezza che attraversando aree boscose ed altre più aperte raggiungeva il minuscolo ponticello sul fiume Porto che precipitando dai dirupi del Monte S.Angelo a tre Pizzi attraversa l’omonima valle e sfocia in mare in località Arienzo. Oggi, a seguito della costruzione della rotabile le cose sono un po’ cambiate anche se, a piedi, il percorso mantiene un suo indubbio fascino.

Per il rientro si hanno due possibilità per raggiungere Positano, il bus interno oppure la lunga ma panoramica scala che riporta a Positano.

Anche per il ritorno al luogo di partenza ci sono due opzioni: o i bus Sita che raggiungono Amalfi o il traghetto per ripetere magari la bella passeggiata marina.